Carovigno – Si rinnova il rito della Battitura della Nzegna, tra religione e folclore

La bandiera nel cielo plumbeo di ieri, 6 aprile 2015E’ ogni volta uno spettacolo misto di folclore e devozione religiosa la tradizionale “battitura della Nzegna” a Carovigno, gioioso rito che si rinnova nel lunedì e martedì di Pasqua durante la processione dedicata a Maria SS. Di Belvedere, protettrice della città.

E anche quest’anno l’unicità della tradizione carovignese ha richiamato a sé un gremito seguito di cittadini. La variopinta bandiera volteggia in aria con sapienti movimenti a suon di piffero, tamburo, cembalo e grancassa, tenendo tutti col naso all’insù a guardare le sue piroette nel cielo.

Da tempo i battitori della Nzegna sono gli appartenenti alla famiglia Carlucci. Ma non si può fare a meno di accennare al ruolo fondamentale del Gruppo Sbandieratori, fondato da Michele Cretì nel 1966 e definito successivamente “Ente Culturale Nzegna”. L’intero ensemble è composto sbandieratori, porta-bandiere, musicisti, danzatori  e cantanti che danno ritmo con il battere del tamburo e con le chiarine, una sorta di trombe d’ottone dal suono squillante. Tutti indossano vestito e ornamenti tipici.11134166_370756199781482_2845509017436540586_n

La consuetudine ancora in auge affonda le sue origini in una storia dai tratti leggendari, che le conferiscono un legame imprescindibile con la stessa Madonna del Belvedere.

Si racconta, infatti, che la madonna fosse venuta in sogno ad un infermo conte di Conversano, invitandolo a ricercare la sua effige in una località chiamata “Belvedere”. Il conte allora partì, seguito dai suoi servi. Durante l’affannosa ricerca, sentirono dei lamenti provenire da una fossa ricoperta da sterpaglie. Scendendo nella grotta, trovarono una giovenca genuflessa dinnanzi all’immagine della madonna. E trovarono anche un pastore che, andando sulle sue orme, l’aveva trovata dinnanzi alla sacra effige. Il conte, alla visione dell’immagine, abbandonò le sue stampelle, subito guarito. Sulla strada del ritorno il pastore, preso da un moto di incontenibile gioia per il ritrovamento, avrebbe preso a danzare e a lanciare in alto il suo bastone a cui aveva annodato un fazzoletto colorato. Quel drappo sarebbe poi divenuto la bandiera simbolo della Nzegna; dalla ritrovata immagine della madonna deriverebbe, invece, l’aspetto religioso pur contemplato dal rito.

Madonna del Belvedere in processioneI movimenti del pastore sono quelli che la tradizione inscena oggi durante la cosiddetta “battitura”. Che contempla anche un aspetto propiziatorio, visto che far cadere a terra il vessillo rappresenterebbe un malaugurio per la città.

Ma la particolare composizione della bandiera della Nzegna è soprattutto documento storico. E’ considerata, infatti, dalla Federazione Italiana Sbandieratori come la più antica Insegna Mariana che, intorno all’anno 1000, sanciva la pace ecumenica tra la comunità greca e quella latina presenti nella città di Carovigno.

Il rito della battitura della NzegnaLa prossima tappa del rito è prevista per sabato, 11 aprile, nello stesso santuario dedicato alla Madonna di Belvedere. Lì si ripeterà la cerimonia tradizionale che consente al popolo carovignese di prolungare le festività pasquali con scampagnate tra bancarelle, buon cibo e vino rosso locale.

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