“Disabili: stimolo e risorsa per la società. Ripartiamo da loro” – La nostra visita all’Ass. Persone Down di Brindisi

Migliorare la società partendo dai disabili. Perché loro, nel caos di brutture e fragilità dei nostri tempi, hanno una straordinaria abilità: sanno renderla più umana.

durante intervista

Durante la nostra visita all’AIPD di Brindisi, con Sergio Quaranta (ptesidente) e Francesca Fonseca (coordinatrice del Centro)

L’interessante punto di vista viene dall’Associazione Italiana Persone Down di Brindisi (AIPD). Ed il senso della nostra visita al centro di Piazza Di Summa sta tutto qui. Nello scoprire un ventaglio di verità che ancora sfuggono agli occhi dei più. Come se si fosse omologati ad un modo di guardare le cose che ne preclude il vero senso. E ne fa perdere la loro parte migliore.

E se si andasse oltre quel che una morale dominante, forse cieca forse poco attenta, impone di percepire?

“La nostra associazione nasce sulla base di un’esigenza, con l’intento di promuovere la cultura della disabilità e in questo caso della Sindrome di Down – racconta il presidente AIPD Brindisi Sergio Quaranta – Dopo quasi vent’anni, siamo cresciuti in numero ed in possibilità e abbiamo messo su anche un centro diurno socio-educativo e riabilitativo”.

13256079_517433821779717_5659611777875502369_n Realtà accogliente e piena di vita quella che, nei locali all’interno dell’ex ospedale “Di Summa”, ospita al momento venti ragazzi; la Onlus, per di più, grazie ad una convenzione con l’ASL di Brindisi,  ha a sua disposizione quindici dipendenti professionisti. “Il che dimostra – commenta il presidente – come a volte situazioni di iniziale difficoltà possano generare anche l’opportunità di fare impresa”.

Svoltare, dunque. L’obiettivo è questo: sovvertire la visione della disabilità rispetto al passato. Da due anni presidente dell’AIPD di Brindisi e papà di Camilla, per Quaranta i disabili non sono un “elemento” da integrare a fatica ma una risorsa per la società e per le famiglie. “Sono loro a riabilitare noi, a curare le nostre mancanze”, afferma.

Perciò,  attenzione all’abuso delle parole “solidarietà” o “integrazione” che, seppure coi loro buoni significati, rischiano di rimanere lì. In superficie. Dove basta la quota annuale all’associazione di turno a far sentire “solidali”.

13267931_517837925072640_1967080963164431458_nNon è così che dev’essere. Chi è disabile va conosciuto perché stimolo e perché capace di recuperare la parte malsana di una presunta normalità.

A raccontare l’essenza dell’AIPD anche Francesca Fonseca, assistente sociale e coordinatrice del centro di Brindisi, che in una chiacchierata ha dato chiara idea delle attività svolte e del loro perché.

“Quel che noi facciamo, in sintonia con le famiglie, è consentire a questi ragazzi di essere autentica parte della società attraverso percorsi che mirano all’Autonomia”,  fa sapere, specificando un continuo impegno che mira all’inserimento lavorativo, ma si sofferma anche sulle relazioni, sul rapporto con l’affettività, sulla cura di sé in ogni aspetto.

12512227_495033000686466_4672427445607050866_nPersone padroni delle loro scelte, insomma. Potenziamento cognitivo, attività ludica, arti creative, sport.  “Vogliamo che  la loro sia una vita normale – racconta ancora la dott.ssa Fonseca –  I ragazzi del nostro centro hanno sostenuto concerti, nel Natale 2015 hanno prodotto un cd con delle canzoni intonate da loro. Quest’anno sono stati protagonisti di un musical ed è stato stupefacente per tutti notare come sul palco non c’era alcuna differenza tra disabili e non. Oltre al metodo,  è importante che abbiano una gratificazione personale. Per il secondo anno facciamo una vacanza, organizzata insieme. Valutiamo e scegliamo dove andare, poi passiamo al programma. Tutto è condiviso.  La scorsa estate abbiamo preso una casa con piscina così come la volevano perché nessuno decide per loro. Si fa quel che piace a tutti”.

Oltre alla coordinatrice, nel centro sono a disposizione una psicologa, operatori socio-sanitari, una fisioterapista, un autista e varie figure specializzate tra le quali, per esempio, una musico-terapeuta. Tanti  i laboratori portati avanti nel tempo; si pensi a quello artigianale di bomboniere in cui i ragazzi creano e vendono nei mercatini ricavandone una piccola somma da poter spendere per le loro esigenze; ed ancora nel centro si conosce l’ippoterapia, e di volta in volta si scoprono nuove attività utili al gruppo e ai singoli.

L’Ass. Persone Down fornisce anche dei servizi di integrazione scolastica e di inserimento nel mondo del lavoro. Da qualche tempo ha raccolto attorno a sé una grandiosa rete di associazioni che si occupano di disabilità. Si sono unite, condividendo la forte voglia di difendere e far conoscere quel che non si riesce ancora a vedere.

L’AIPD offre anche un servizio di accoglienza per i neonati attraverso un protocollo di intesa con l’Utin (Unità di Terapia Intensiva Neonatale) di Brindisi e di Francavilla Fontana. Questo consente di venire in contatto subito con la famiglia che non deve sentirsi sola e, d’altro canto, porta a comprendere quel che nessuno specialista può raccontare meglio di un genitore.

La famiglia è a sua volta oggetto di grande attenzione da parte dell’AIPD e prende grande forza dalla consapevolezza della nuova, giusta, vita aperta al proprio figlio. Con un bimbo disabile in casa, ci si trasforma, si cresce e si lotta insieme.

12006169_495534747302958_3893223026356638993_nChe cosa ha comportato essere papà di una bambina con la sindrome di Down e presidente dell’AIPD ? Lo abbiamo chiesto al presidente Quaranta. E la sua risposta esprime nel miglior modo possibile le piacevoli scoperte fatte durante la nostra visita al Centro Persone Down di Brindisi.

“Non sarei stato quello che sono oggi – dice –  Mi aspettavo una vita ordinaria ed invece, grazie a mia figlia e al miracolo che avviene in questo centro, oggi posso dire di averne una straordinaria.  Alle famiglie dico di non mollare mai. Anzi, devono  sapere che potranno raggiungere traguardi ben più alti di quanto potrebbero fare senza un figlio disabile. Io ho chiuso una vita e ne ha aperto un’altra. Ora la guardo con gli occhi di mia figlia. Ed è di gran lunga migliore”.

 Le foto dell’AIPD di Brindisi sono di Dario Discanno

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