Don Franco Maldarella lascia la parrocchia di Santa Rita dopo 13 anni. Ai suoi parrocchiani: “Amatevi”

don FRanco MaldarellaL’inaudita forza di famiglie che soffrono e che affrontano la vita con un coraggio straordinario, tanto da essere stimolo ed esempio per gli altri: è soprattutto questo quel che Don Franco Maldarella, parroco della sanvitese chiesa di Santa Rita, custodisce nel cuore al termine di un’esperienza lunga tredici anni.

L’arcivescovo di Brindisi-Ostuni ha infatti deciso il suo trasferimento nella Città Bianca, dove sarà cappellano dell’ospedale e collaborerà con la parrocchia SS. Annunziata. “Decisione a cui ero preparato – dice, mentre lancia ai suoi parrocchiani un messaggio carico d’affetto: “Amatevi perché è l’amore l’unica vera forza. Quello che va fatto è annunciare il vangelo in un mondo che cambia, facendo emergere la sua grandezza”.

Don Franco dal 2002 nella chiesa di Santa Rita. Se lo ricorda il primo giorno?

Lo ricordo molto bene perché fu un curioso primo giorno. Mi riferisco soprattutto ad un aneddoto simpatico appena giunto a San Vito. Ci fu infatti una riunione del consiglio pastorale e, appena finito l’incontro, una nostra parrocchiana che si occupa della Caritas subito mi chiese: “Allora, Don Franco, cosa ne pensa della nostra parrocchia?”. Io, in realtà, ero appena arrivato e non avevo avuto il tempo di valutare nulla, ma quella domanda mi fece sorridere perché segno di una calorosa accoglienza.

Come sono andati questi anni?

E’ stato un periodo vario, potrei dire. Per esempio, abbiamo intrapreso un nuovo percorso: l’iniziazione cristiana, ovvero la riproposizione del vangelo attraverso la famiglia prima di tutto. Quindi abbiamo coinvolto ragazzi, bambini e parrocchie. E’ stato uno dei risultati più belli di questi anni. Attraverso quest’esperienza abbiamo formato catechisti e operatori pastorali. E’ stato in effetti un percorso che ha dato avvio ad un cammino importante nella nostra parrocchia. dfranco

- I suoi occhi di parroco hanno individuato delle criticità? Cos’è stato difficile soprattutto?

Nel cammino si è potuto percepire, anno dopo anno, la fatica crescente del fare attecchire il messaggio cristiano. Il problema nasce dalla situazione esterna, da quello di cui sono portatori i tempi attuali. La parrocchia di Santa Rita, devo dire, è anche fortunata rispetto a questo perché ci sono molte persone che portano avanti il cammino iniziato senza alcun timore. Santa Rita è una parrocchia che costituisce una grande risorsa per il territorio di San Vito.

-In effetti si percepisce una vita comunitaria piena di entusiasmo. A cosa è dovuta, secondo lei, questa palese gioia della fede per i suoi parrocchiani?

Credo proprio sia dovuto al fatto che la novità non ci fa paura. Abbiamo appreso la capacità di adattarci alle dimensioni del tempo. Perché è questo che va fatto: annunciare il vangelo in un mondo che cambia. Rendere i metodi adatti al nostro tempo per rendere il vangelo un atto concreto, che esplicita la sua essenza nella vita quotidiana. Non è questione di didattica, ma di rendersi conto che un atto di fede si deve esplicitare. Altrimenti rimane vuota parola.

don francoxx- C’è un ricordo che le è rimasto nel cuore più di altri?

Tantissimi preziosi ricordi. Quello che mi porto dentro più di tutto è la forza di alcune famiglie colpite da grandi drammi che mi hanno dato degli esempi straordinari di forza. Non potrò mai dimenticarli. Sono stimoli per tutti e sembrano darci conferma che, laddove c’è fede, non bisogna temere.

- Come ha preso invece la notizia del trasferimento?

Devo dire che non mi ha scosso perché ero preparato. Il nuovo vescovo mi aveva già detto che ci sarebbe stato un trasferimento, anche se non conoscevo la stata destinazione. Sapevo che sarebbe arrivato questo momento.

- Un messaggio ai suoi parrocchiani. 

(Sorride) Prendo una frase del vangelo: Amatevi come io ho amato voi. Questo è il distintivo vero del procedere della fede, del fare catechismo, del fare annuncio. L’amore è forza che supera ogni difficoltà. Perciò: scompaia da voi tutto quello che è negatività. Ci vuole solo tanta volontà. “Io credo”: questa è la condizione che ci deve chiamare a mettere le radici nel terreno del vangelo. Perché le sue parole  non vanno svendute ma vissute. Vangelo vuol dire buona notizia, gioia per chi crede.

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