Intervista al M° Mario Ancora. La sua storia

A cura di Rosanna Gagliani e Silvia Di Dio

 

Mario, quando hai iniziato ad amare la musica?

Come ho avuto modo di scrivere nel libro SALENTO inCANTI – Il Canzoniere dei Taricata (2017), il mio incontro/amore con la musica comincia forse già nel grembo materno. L’hobby preferito dei miei familiari (mio padre e un mio zio suonavano la chitarra, un altro zio la fisarmonica, mia madre il tamburello) e dei loro vicini di casa è sempre stato cantare e nel 1957, anno in cui sono nato, pochissimi avevano il televisore.

m mario ancoraEssendo nato e cresciuto a suon di canzoni, l’approccio con uno strumento musicale come la chitarra mi risultava molto semplice e naturale. La passione per la musica cresceva insieme a me per cui fui avviato in seguito allo studio del mandolino e della fisarmonica. Lo studio di questi strumenti allargò i miei orizzonti musicali perché mi diede la possibilità di respirare i profumi della nostra tradizione musicale attraverso la grande e profonda amicizia con i maestri più rappresentativi del tempo come Costantino Vita, Peppu di Mela Gioia (Giuseppe Rizzo), Peppu D’Augusto (Giuseppe Lanzillotti) mestu Lanardu (Leonardo Tamborrino), i coniugi Sabatelli (Lino Sabatelli e Titina Fasano), Rita Lelli, Ntognu cascetta e Nzinodda la maccrunara (Antonio D’Errico e Vincenza Di Viesto) Ntognu figghietta (Antonio Ligorio), Ntognu lu siggiaru (Antonio Zurlo) e molti altri. Grazie alla loro eredità e alle tante persone che mi hanno sostenuto (Mario Leo, Lorenzo Caiolo, Franco e Silvana Gagliani …) nasce il progetto “TARICATA”, una grande e storica orchestra di musica e canti popolari che mi ha consentito, nel corso di questi 41 anni, di recuperare, valorizzare e arricchire il patrimonio musicale della nostra ricca tradizione.

Che bambino sei stato?

Tranquillo, curioso, diligente e (non dovrei dirlo io) intelligente, visto che avevo ottimi voti pur studiando lo stretto necessario. Non perché non mi piacesse lo studio, ma perché volevo avere più tempo da dedicare alla mia “amata”: la musica. Aiutavo i miei compagni di studio a fare i compiti (venivano a studiare a casa mia) ma, alla fine del percorso scolastico, non ho avuto il meritato premio. Ho avuto un voto inferiore a quello ottenuto dai miei “allievi”… pazienza!

Quando ti è venuto in mente di fare una canzone per la prima volta?

Il primo brano in assoluto è nato quasi per gioco. Accompagnavo con la chitarra le mie sorelle (ancora non avevo iniziato lo studio di altri strumenti) che intonavano delle canzoni e mio fratello maggiore ritmava sulla tavola armonica dello strumento. Quel ritmo mi ispirava per cui ho cominciato ad abbozzare un discorso musicale fatto di accordi e melodia che ben si sposavano con l’accompagnamento. Man mano che cresceva lo studio della musica e la capacità di “maneggiare” gli altri strumenti musicali, l’ispirazione si è fatta strada prepotentemente. Il primo brano “vero” nasce nei primi mesi del 1974: “Mazurka pugliese”. Piacque così tanto che il Canto Antico della Nostra Terra volle adottarlo come mazurka ufficiale del gruppo e fu inserito in un disco LP registrato nel 1976.

Qual è la canzone che hai scritto che ami di più?

Le canzoni sono come i figli: come si può chiedere ad un genitore a quale figlio vuole più bene?

La prima (Pizzica a dispiettu – 1979) e l’ultima (Pizzica d’acqua – 2014) sono sicuramente brani molto belli e rappresentativi ma  ne scritti tantissimi: ne ho composti più di 100 tra musiche e canzoni.

Quand’eri piccolo come giocavi?

Nonostante la mia grande dedizione alla Musica, sono stato un bambino molto giocherellone. Collezionavo fumetti, biglie e soldatini ed ero solito fare il “regista” di memorabili racconti.  I miei amici non mi chiamavano Mario, ma “Lu dottori”, ma non per scherno. Li facevo divertire organizzando dei veri e propri racconti con i  soldatini di cui disponevo. Allestivo dei campi di battaglia ed inventavo storie. Vederli estasiati come davanti a una proiezione cinematografica mi rendeva felice. Costruivo monopattini e “carrozzette” che utilizzavamo per trasportare l’acqua che riempivamo (nelle minzane) alle fontane pubbliche e che serviva alle nostre famiglie (non c’era ancora l’acqua corrente nelle case). E poi i tanti giochi in voga allora: a pitruddi, a salamoni, a  presu,  a scunnegghiri… E poi le partite di pallone, le tante corse in bicicletta e le lunghe passeggiate per i campi incolti (le pezze) in cerca di insetti e animaletti che stimolavano la nostra curiosità.

 

mario-ancoraChe cosa ti fa venire l’ispirazione?

 Un particolare stato d’animo, i pensieri che mi accompagnano durante un viaggio o a letto quando il sonno tarda ad arrivare, mentre mi rilasso abbracciando la fisarmonica o pizzicando le corde della chitarra o, a volte, quando ho un tema da affrontare e descrivere musicalmente.  Mi chiudo nel mio studio, penso intensamente e accade la magia: nasce una nuova melodia. Ci vogliono poi le conoscenze armoniche e le capacità musicali per trasformare l’idea in una bella musica che susciti emozioni. Ogni brano ha una sua storia: dalle prime composizioni di liscio ricche di virtuosismi, alle musiche per il TeatroArte per il quale ho musicato bellissimi testi come “Iu vulesse truvà pace” del grande Eduardo, “Alle  fronde dei salici” del poeta Salvatore Quasimodo, “Nonnanonna” del poeta Salvatore di Giacomo e tante altre, fino ad arrivare ai brani scritti per TARICATA. Tanti i temi affrontati e questa volta a suon di parole, oltre che di musica: l’atavica mancanza di lavoro, lo sfruttamento, l’emigrazione, l’immigrazione, la politica, il femminicidio, e perché no… l’amore.

Anche la cucina è una tua passione…

La famiglia è la mia passione: ho cominciato a dare una mano a mia moglie quando le esigenze della famiglia sono cresciute. Prima ci alternavamo a fare la spesa poi, piano piano, ho dovuto farla quasi esclusivamente io (la facevo anche quando ero un ragazzino perché mia madre e mio padre lavoravano). Ciò mi consente di riconoscere e scegliere i prodotti migliori per qualità e freschezza e dove acquistarli al miglior prezzo.  Dalla spesa alla cucina il passo è breve. E se vogliamo dirla tutta sono figlio d’arte anche per la cucina (mio padre ha lavorato per molti anni come aiutante cuoco al Club Ufficiali della Base USAF). Ho sempre comprato enciclopedie (oltre quelle classiche) e libri di cucina con la speranza che Silvana, mia moglie, li consultasse ma il tempo è quello che è. Di solito la casalinga cucina mentre stira, carica la lavatrice e lava le piastrelle. Mio nipote Adama invece dice una cosa molto saggia: “La cucina è come un bambino, non la si può lasciare incustodita”. Così, piano piano, grazie anche all’aiuto di internet, ho cominciato ad avvicinarmi ai fornelli. Cucino solo nei giorni di festa ed è una cosa che, pur se faticosa, mi piace fare perché mi rilassa. I miei dicono che sono molto bravo e che potrei fare il cuoco. No grazie, preferisco la musica!

Di cosa hai paura?

Del nostro futuro e di quello dei nostri figli, anche se ho imparato a vivere giorno per giorno. Fare il musicista, specialmente al sud, non è facile. È un’arte che può darti tante soddisfazioni, fama e ricchezza, o fame e povertà. Chissà… Certo è che, spesso, in vita ti ritorna molto poco rispetto a quello che si è o si dà. Questo capita soprattutto nelle nostre realtà.

Pensi ogni tanto che avresti potuto fare altre cose?

Avrei potuto lavorare nel campo dell’elettronica (sono perito elettronico) ma ho scelto quello che mi piace fare di più. Fra qualche mese festeggio 44 anni di concerti  e 43 anni di vita dedicata all’insegnamento della musica. Avrei voluto essere più presente nella Scuola Pubblica ma ci sono sempre passato da esperto e non da titolare. Pazienza, chissà… forse in un’altra vita.

taricata-intervistaChe progetti hai per il futuro?

 Sono un informatico per formazione (da 31 anni registro e scrivo musica con il pc), uno dei primi ad aver comprato un cellulare, ma per scelta ho sempre evitato i social network come Facebook, Twitter, Instagram per non rubare troppo tempo alla musica. Adesso però, penso che sia arrivato il momento di utilizzare alcune di queste piattaforme per far conoscere a tutti la mia produzione musicale. Sto lavorando infatti per creare un Archivio Sonoro nel quale inserire tutti i miei brani. Resta mio impegno prioritario la famiglia e la continuazione e l’ulteriore sviluppo del progetto Taricata. Non voglio che esso finisca o si impoverisca. Abbiamo ancora tanto da dire e da fare. E il consenso di pubblico e l’apprezzamento di cui godiamo ci impongono la continuità e la crescita ulteriore. Ma…..come scrisse il Manzoni: “Ai posteri l’ardua sentenza”.

Care Rosanna e Silvia, a conclusione di questa piacevole e stimolante conversazione, devo proprio ringraziarvi con tutto il cuore per questa bella  opportunità di aver potuto raccontare un po’ di me.

Mario Ancora

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