“La riapertura di Formica fa male”. La storia della discarica raccontata da chi ci vive accanto e lotta dagli anni ’90

Discarica2“Dove stanno gli amministratori locali che dovrebbero difendere il territorio brindisino con tutta la sua comunità? Dove stanno? Perché c’è da sempre tanto silenzio attorno a quello che viene smaltito nella discarica di Formica?”: è quello che vuole sapere, senza accontentarsi di vaghe risposte, la signora Costantini, attivista da oltre 25 anni nel Comitato di Tutela dell’ambiente di “Autigno Mascava Formica”. Dal 1990, infatti, la Costantini con la sua famiglia abita nella zona rurale a poche centinaia di metri dai due siti di smaltimento rifiuti che dati inconfutabili hanno confermato essere anche di natura “tossico/ nociva e pericolosa”.

 “Dobbiamo sperare in un vento contrario che, di tanto in tanto, ci consenta di respirare”: così comincia a riportare la signora Costantini, definendo la qualità della vita in zona come “un inferno”. Miasmi insopportabili fin dal primo mattino, mosche, zanzare, topi. E poi la paurosa consapevolezza che si sta condannando la propria salute al peggio.

Il tutto avviene nell’agro brindisino e carovignese, di fatto a soli 4 chilometri dalla città di San Vito dei Normanni.

La Costantini ha ripercorso in una conversazione con SanVitoIn  la battaglia che ha portato avanti negli anni con il Comitato, nonostante la “continua collisione dei politici locali” – afferma –  e nonostante il dolore della perdita del marito a causa di un cancro che potrebbe ragionevolmente essere dipeso dall’acqua ingerita e dall’aria respirata.

Anno 1990: “Cominciammo a sentire dei fortissimi tanfi. Era settembre e noi eravamo andati a vivere lì ad agosto quando tutto sembrava normale” –  riferisce ripercorrendo l’inizio di una storia che le ha segnato la vita –  Cominciammo ad interrogarci su quello che veniva smaltito a Formica, tenendo presente che a poche centinaia di metri c’era anche Autigno. Si disse che era una discarica legale, solo per rifiuti “speciali”. Ma noi iniziammo a contestare perché, comunque, non si poteva vivere in quelle condizioni”.

Tutto ha origine da lì. Poi l’arrivo, tra il ‘91  e il ‘92, di un treno carico di rifiuti dall’estremo nord che, sostando a Brindisi, cominciò a perdere liquami “sospetti”. Le analisi parlarono chiaro: rifiuti pericolosi che, però, “vennero  dichiarati speciali, e quindi innocui, nella conferenza stampa che fu subito indetta”, riferisce ancora.

“Devo ringraziare di cuore le poche persone di grande spessore culturale e umano che incontrato: il prof. Franco Rubino, il dott. Antonio Di Giulio e il dott. Claudio Pagliara. Grazie a loro, abbiamo denunciato il grosso problema con i dati alla mano. Cosa c’era dietro a quell’operazione che voleva celare la verità?”, vuole sapere la stessa Costantini, determinata da sempre a fare chiarezza sul malaffare che ritiene esserci all’origine del problema “smaltimento rifiuti”.

“In quella fase ci supportò il sostituto procuratore Giuseppe Capoccia del Tribunale di Brindisi – aggiunge –  Grazie a lui si appurò definitivamente che non erano scorie speciali ma tossico/nocive ed anche nucleari!”.

Il Comitato in una manifestazione di protesta per la discarica di AutignoIn più, la stessa tenace attivista del Comitato svela come nel fondo cava di Formica, prima che divenisse una discarica, siano state sversate tonnellate di rifiuti tossici e ceneri radioattive provenienti dalla centrale Cerano di Brindisi e dall’Ilva di Taranto. “Il tutto senza nessuna protezione – dice –  Quella zona, Mascava, è fatta di un terreno che un noto geologo di Roma (su richiesta del dott. Capoccia) ha dichiarato tanto friabile da non poter contenere nessun tipo di discarica, neanche se fatta a regola d’arte. Cosa che, in ogni caso, non è avvenuta per Formica che, di regola, non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti speciali perché non realizzata come la legge prevede”.

“Non è stata mai bonificata prima di iniziare con lo smaltimento di rifiuti – aggiunge –  nessuno strato di protezione come si fa in questi casi. E il tribunale per questo ha confiscato la discarica per la prima volta”.

Sequestro a cui è seguita una seconda e una terza confisca con l’ultimo dissequestro avvenuto all’incirca un mese fa. Processo, condanna per chi ha smaltito lì rifiuti di ogni genere e poi riapertura della discarica.

Cartello discarica“In questo modo  si ritorna ad uccidere – dice la Costantini –  riaprire Formica equivale a condannare un killer e poi ridargli l’arma per continuare la sua strage, pensando che tanto non la userà. E’ la terza volta che succede”. Eppure col coraggio che la caratterizza dichiara di non sentirsi affatto rassegnata anche perché molte persone si sono aggiunte al Comitato: “Io abito ancora lì e ci sono famiglie con  bambini che già presentano dei problemi. Tutto questo è illegale. Perché le autorità non si preoccupano di far rispettare quello che le leggi prevedono? Sono pagate per questo”.

Conclude: “Bisogna andare alla Regione e protestare. Che c’entra Vendola che decide di buttare qui da noi i rifiuti del Barese? Dovrebbe difendere il territorio di tutta la regione. Invece ha abusato del suo potere per deprimerci. E alle altre istituzioni, sindaci compresi, dico: perché si sta in silenzio e perché non si è reagito nel corso degli anni? Stare zitti equivale ad acconsentire. Io, purtroppo, nel tempo ho assistito a troppi strani silenzi”.

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