Marcello Di Pierro in mostra con “A mio padre”. Passione e Speranza nelle opere dell’artista sanvitese – L’intervista

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Marcello Di Pierro in occasione della mostra “A mio padre” – Chiesa di San Giovanni

Gli occhi pervasi dal pianto di una Madre dolorante per il figlio morto e, poco più in là, il viso pieno di luce di una bambina che si proietta verso il mondo. Ancora: una donna bella che sveste panni sporchi celando nello sguardo verde un amore non più sincero. Poi ali d’angelo su corpi umani, vene gonfie d’amore su mani che si stringono. Intreccio di religiosità e dimensione umana, commistione di passione fisica e desideri eterei. Tutto riconduce ad una sensibilità che va dritta dalla tela al cuore.

E’ un mix di vissuti e di consapevolezze acquisite la mostra che Marcello Di Pierro, già noto artista di  San Vito dei Normanni, ha presentato nella Chiesa di San Giovanni dal 2 al 5 aprile scorso, intitolata “A Mio padre. Viaggio nelle memorie per ricominciare a sognare”.

L’esposizione, che ha raccolto  grande apprezzamento, si è conclusa ieri con la performance di musica medievale dei CAMERATA MVSICA ANTIQVA, ensemble composto da Pasquale Antonio Rinaldi al flauto dolce e traversiere e Mauro Del Grosso al liuto, arciliuto e tiorba.

 Di seguito l’intervista a Di Pierro che racconta la sua pittura come benefica ossessione in grado di riempire la vita di significato.

"A mio padre"

“A mio padre”

“A mio padre” è il titolo della mostra presentata nei giorni scorsi a San Vito. Come si lega la tua passione per la pittura alla figura paterna?

La mostra è dedicata a mio padre per una semplice ragione: l’ambiente in cui sono cresciuto è stato l’“atelier” di casa. Mio padre ha sempre avuto la grande passione per la pittura, per cui mentre gli altri bambini seguivano le icone del tempo, io sono cresciuto con le grandi tele di Caravaggio e di Michelangelo. La mia cameretta era una piccola galleria. Mio padre dipingeva fino a tarda notte, io ero lì lo guardavo estasiato mentre tirava fuori colori e tele bianche. Diciamo che l’ossessione per la pittura è un grandioso dono che mi ha dato e che cerco di tenermi stretto.

Traspare grande profondità di significati in questa mostra. E’ una raccolta delle tue esperienze di vita fino ad ora?

Panni sporchi

“Panni sporchi”

Sì, mi trovo in un periodo della vita in cui comincio a fare dei bilanci. Questa è stata un’occasione unica per poter presentare in piccolo quelle che sono state delle esperienze importanti, comuni un po’ a tutti, ma che in me hanno lasciato delle tracce profonde: gioie, dolori, passioni fisiche e passioni spirituali. Certamente non c’è da parte mia alcuna pretesa di insegnare qualcosa. Questa mostra nasce dall’esigenza di comunicare agli altri quelle che sono oggi alcune mie consapevolezze.

Dolore umano sì,  ma si percepisce anche il valore forte della speranza nei tuoi dipinti. Rimane un messaggio ottimista nei confronti della vita il tuo?

Quello che voglio far emergere attraverso i miei lavori è che c’è sempre speranza, anche nei momenti più bui. Il dolore è una costante ma dopo il buio c’è la luce. E in quei periodi oscuri bisogna capire e tenere presente che le gioie più grandi vanno vissute a pieno quando ci sono. Quello che invece mi spaventa di più sono i momenti di stallo, quelli in cui non succede nulla e in cui la vita passa per anni senza che si raccolga nessun tipo di insegnamento.

"Non piangete per me"

“Non piangete per me”

Religione e dimensione umana si mescolano in questa tua raccolta. Talvolta prevale anzi l’aspetto contingente legato alla passione terrena. Che idea di “religione” rivelano i tuoi quadri?

La religione è un tema  troppo delicato e troppo grande per cui io possa dire qualcosa in merito. Cerco nel mio percorso interiore di ricercare quella quiete che tende a far tacere una mente forse troppo pensante e, d’altra parte, provo ad offrire spunti di riflessione a  chi ha ricevuto il dono della fede come scatola chiusa, senza avere reale consapevolezza  del suo valore. Io penso che la fede sia qualcosa di tangibile e vivibile con le esperienze umane. Cerco, perciò, di rappresentare quell’ anello che è necessario per avvicinare l’osservatore. Una madre dolorante che piange ai piedi del figlio morto è un qualcosa che prescinde dalla religione o dallo stato sociale. E’ uguale per tutti, è un dolore percepibile da tutti.

Gli occhi sembrano essere il centro magnetico di molte tue opere. Sguardi diversi eppure tutti molto eloquenti. Cosa vorresti che arrivasse attraverso le tue tele?

Sembrerà banale, ma è vero che lo sguardo è lo specchio dell’anima. Con gli occhi non si può, quasi mai, mentire. Io cerco di creare un ponte, una sinapsi tra chi osserva e quello che ho creato. Il dipinto, tramite le espressioni e tramite gli accenti chiaroscurali, prova a trasmettere quello che provo io. Se ci riesco, se poi accade davvero, questo  è motivo per me di grande gioia.

La CAMERATA MVSICA ANTIQVA

Con i musicisti de LA CAMERATA MVSICA ANTIQVA: Pasquale Antonio Rinaldi e Mauro Del Grosso

Che spazio occupa oggi la pittura nella tua vita?

Ma direi che probabilmente sono io che occupo qualche spazio nella pittura, disciplina vasta oltre ogni cosa. E’ una passione, è un’ossessione, è ciò che mi fa sentire diverso da un semplice essere umano che ruba l’aria al mondo. Dà un senso alla mia vita, a quello che sono realmente.

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