Roberto Pedicini a San Vito per il Salento Finibus Terrae. “L’incontro con i ragazzi mi ha preso il cuore” – L’intervista

Il doppiatore italiano Roberto Pedicini

Il doppiatore italiano Roberto Pedicini

Coltivare il proprio modo d’amare. Perché è dalla capacità di “sentire” la vita che si costruisce quel che ci piace chiamare “felicità”. E ben venga la paura, che è giusto provare e che aiuta a scoprire. Parte da uno sguardo all’anima e alle sue necessità la chiacchierata di SanVitoIn col noto doppiatore Roberto Pedicini, premiato dalla kermesse cinematografica del  Salento Finibus Terrae 2015.

Un percorso professionale fatto di mirabili esperienze, che ha mostrato ai ragazzi protagonisti di quest’edizione del Film Festival come il successo sia figlio di talento e studio. E di una doverosa attenzione alla sacralità dei propri sogni. “Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Neanche a me”: volutamente Pedicini fa riferimento  a “La ricerca della felicità” di Will Smith per esprimere l’importanza di credere in se stessi pur lavorando sui propri limiti.

Di seguito la nostra intervista al doppiatore italiano, voce ufficiale di una miriade di attori del cinema  internazionale, del teatro e della televisione. Per citarne solo alcuni: Kevin Spacey (American Beauty e diversi altri film),  Jim Carrey,  Javier Bardem ne “L’amore ai tempi del colera” e non solo, Ralph Fiennes, Patrick Swayzee nell’indimenticabile “Dirty Dancing”. Ed ancora, suo il timbro divertente  degli storici “Pippo” della Disney e Gatto Silvestro della Warner Bros.

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In uno dei due incontro con gli studenti della provincia brindisina

Partiamo dall’incontro con i ragazzi che hai vissuto in entrambe le mattinate del Festival dedicate alla scuola. Che percezione ne hai avuto?

Direi due incontri straordinari. I bambini sono quelli che fanno breccia nell’emotività con le loro domande, con la loro attenzione. E mi piace dire “bambini”, anche se alcuni di loro sono più grandicelli, perché trovo che ci sia in questa parola una purezza bellissima. Mi hanno preso il cuore. E poi è stata sorprendente la loro attenzione: sono stati seduti e partecipi per tre ore. Un bambino questo non lo fa perché qualcuno gliel’ha detto, grazie a Dio non è strutturato così. Se è attento, è perché prova un interesse vero.

Il che fa riflettere sulle responsabilità degli adulti nel coinvolgere i più piccoli.

Certo che sì. Faccio un esempio, pensando alla mia infanzia. Io dico che se avessi avuto un Roberto Benigni ad insegnarmi la matematica, mi sarebbe certamente piaciuta di più. C’è bisogno di qualcuno che porti degli stimoli. Ognuno deve poi cavalcare il proprio sogno, la propria passione. Deve coltivare il suo modo di amare. Tutti dobbiamo imparare a sentire l’amore. Perché il problema sta tutto lì: non riusciamo sempre a “sentire”, non percepiamo le cose. Se riscoprissimo questi impulsi, saremmo delle persone migliori.

Sacralità dei sogni. Lo hai ribadito più volte in questi giorni.

Ognuno di noi, già da bambino, sogna. Io da piccolo suonavo davanti allo specchio con la mia chitarra, sognando di essere un giorno una rock star. C’è, specie nei più piccoli, una necessità forte di essere riconosciuti nei propri meriti, nelle proprie aspirazioni. Nelle classi che ho incontrato ho riconosciuto una maturità interiore che fa capire come l’anima non abbia età. Un’anima può essere evoluta o no, indipendentemente dagli anni che ha.

pedTu com’è che hai scelto di essere un doppiatore?

Io ho sempre detto che non mi sono mai sentito un attore frustrato, ma un doppiatore realizzato. Ho scelto questo mestiere. Per me era un mezzo per nascondermi,  stavo bene ad essere la voce nell’ombra. Avevo delle paure. La paura è una cosa importante, ti permette di essere vigile, di scoprire. La paura, a differenza dell’ansia, è positiva. Non ti fa stare comodo.

E d’ora in avanti cosa ti piacerebbe fare?

L’attore, oggi l’attore.

Perciò, le paure di cui ci parlavi poco fa sono state superate.

Sì. Ci sto lavorando, mi sto impegnando per superarle del tutto. Studio.

Raccontaci dell’accoglienza in Puglia. La conosci questa terra?

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Sul palco del Chiostro dei Domenicani dove ha ricevuto il premio Safiter

Ho sempre voluto bene al Salento. Non amo tutta la Puglia, ma il Salento sì. L’ho conosciuto quando ero ragazzo, e sono nate delle belle amicizie. La Puglia è una terra a cui sono legato da rapporti familiari e che da piccolo non apprezzavo molto. L’ho riscoperta dopo in modo importante, possente. La gente salentina mi piace, così come mi piace la loro accoglienza, il loro modo di esserci, di stare.

rob pediciniIl direttore Romeo Conte ti ha definito “padrino” del Salento Finibus Terrae. Quanto e perché ti piace questo Festival nato a San Vito dei Normanni.

Ho conosciuto Romeo Conte due anni fa per uno spot. Mi ha invitato al suo Festival , ed è stato bellissimo parteciparci. Quello che noto è che tutto lo staff s’impegna tantissimo; porto l’esempio di Valentino Conte, il figlio di Romeo: è una persona che ama profondamente quello che fa e questo traspare in ogni sua espressione. Mi interessa esserci anche perché questo Festival è fatto di persone che portano il mio stesso messaggio, ed è un vero piacere essere qui con loro.

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