“Si cerchi la maglia rotta nella rete per una rivoluzione culturale e non violenta. Cambiare si può”. La partigiana Lidia Menapace a San Vito dei Normanni

lidiaCercare la “maglia rotta nella rete” e unire le piccole esperienze di resistenza odierna per una rivoluzione culturale e non violenta che possa smantellare il sofferente sistema socio-politico attuale: privi di orpelli sentimentalistici ma speranzosi precetti quelli della partigiana Lidia Menapace nell’incontro tenutosi lo scorso mercoledì, 17 febbraio, a San Vito dei Normanni su iniziativa dell’Università delle Tre Età e della Fondazione Angelo Vassallo, con il patrocinio dell’amministrazione comunale su proposta di Vito Uggenti.

Da ragazza di una buona famiglia di Novara che ha preso parte alla Resistenza contro il fascismo ad appassionata politica, a docente ed autrice di libri: la Menapace, oggi 92enne, a San Vito ha raccontato dei suoi ultimi due libri “Io, partigiana, la mia Resistenza” e “Il merlo canta sul frumento”,  entrambi editi dall’editore salentino Piero Manni.

gruppoAd introdurre e sottolineare il piacere di accogliere l’illustre ospite  il prof. Luigi Agrimi, presidente della locale Unitre, fonte di preziose occasioni culturali per la città normanna.  Poi è stata la volta del sindaco Domenico Conte che ha evidenziato quanto il libro della Menapace sia in grado di infondere fiducia nel necessario impegno per la collettività.

luciaAd inoltrare i presenti nel vissuto della partigiana ai tempi della Resistenza, la recensione fatta dalla docente Lucia Santoro. “Ho trovato la scrittura di Lidia lontana da ogni sentimentalismo fine a stesso, uno stile ironico e schietto il suo – ha detto la prof. Santoro evidenziando in un’agile analisi il racconto di vita all’interno del libro “Io partigiana”. “ Condivido – ha aggiunto – la  concezione della storia come storie di vita, fatta di modi di pensare, costumi, arte, politica, leggi. In questo suo scritto, la grande storia dei libri di testo s’intreccia con le storie dei singoli”.pubblico

“Si tratta di libri fondamentali  per chi ha la Costituzione nel cuore”,  ha affermato il prof. Caiolo in rappresentanza della Fondazione Angelo Vassallo.  “Credo che l’esperienza del sindaco pescatore del Salernitano ucciso nel 2010, che tantissimo ha fatto per la sua città, si leghi molto all’esperienza di stasera”, ha voluto aggiungere mettendo in luce l’esempio straordinario di uomini come Vassallo e come Roberto Mancini, protagonisti di recente di due film Rai che “ci hanno lasciato negli occhi e nelle orecchie testimonianze di valorosissimo impegno per la nostra Italia”.

drappoFacile rintracciare nella Menapace segni dell’orgoglio di chi, con veemenza, ha partecipato alla fine dell’atroce fascismo: prima ancora di prendere la parola, ha infatti mostrato il drappo della prima Repubblica, la Repubblica dell’Ossola. Poi la sua lucida analisi di passato e presente si è fatta seguire con un linguaggio schietto ed una verve colma di vitalità, appassionando il numeroso pubblico nella sede di via Cavour.

Da qualche accenno al suo femminismo che è affermazione di necessaria indipendenza e dei diritti spettanti alle donne, all’approccio critico nei confronti della Chiesa pur essendo cattolica,  ai giovani e alla necessità di una scuola che “offra chiavi interpretative e non nozioni. Per essere liberi e non devoti all’ubbidienza come all’epoca del fascismo”: i discorsi della partigiana hanno offerto spunti di lettura interessanti della realtà odierna, partendo dalla storia e della sua lunga esperienza di donna protagonista del ‘900.ipsss

C’è dunque speranza a dire della Menapace? E cosa si può fare?  Le molteplici domande del dibattito hanno fatto emergere la verità di fondo del suo pensiero.

con i ragazzi“Mi viene in mente il poeta Montale quando definisce la vita una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. Se è così, vien da pensare che non ci sia speranza. Io dico che invece c’è. Sì che c’è. Occorre cercare la maglia rotta nella rete, le cose che non vanno, e da lì cominciare a lavorare. Si cominci da quei piccoli gruppi di persone si danno da fare – ha detto nel silenzio di una sala attenta – Si mettano in comunicazione tutti i piccoli esempi di resistenza odierna che ci sono;  c’è ancora un livello di libertà individuale che va salvaguardato e che può alzarsi ulteriormente:  quando diverrà di consistenza significativa, potrà dare la spallata finale a questo sistema fallace. Voglio pensare ad un’azione culturale fatta di una innovativa e creativa non violenza”.

Le foto sono di Giuseppe Sacchipubblico

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